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AES+F "IL PARADISO VERDE..."

15 febbraio > 27 aprile 2008
Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich, Evgeny Sviatsky, Vladimir Friedkes

a cura di Olga Sviblova

MACRO Future

Immagine: Last riot 2, The Tank and Waterfall, 2007

A MACRO Future, sede sperimentale di MACRO presso il quartiere Testaccio, in mostra la prima personale in un museo italiano del collettivo russo AES+F a cura di Olga Sviblova, direttrice di Multimedia Art Center Moscow.

Il gruppo originariamente costituitosi nel 1987 come AES con Tatiana Arzamasova (1955), Lev Evzovich (1958), Evgeny Sviatsky (1957), si è arricchito dal 1995 della partecipazione del fotografo Vladimir Friedkes (1956), dando origine agli AES+F.

Il titolo della mostra “Il paradiso verde…” è un omaggio a Charles Baudelaire, (una citazione dal verso “il paradiso verde degli infantili amori” tratto dalla poesia Moesta et errabunda da Les fleurs du mal), e richiama gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il filo rosso nella produzione artistica degli AES+F è la scelta dei soggetti, bambini e adolescenti di straordinaria bellezza dall’aria eterea e dai tratti angelici, protagonisti dai quali non traspare né emozione né tensione fisica. Un altro elemento è la ricerca della perfezione dell’immagine, raggiunta attraverso il ricorso a diversi strumenti linguistici riconducibili alla comunicazione, alla pubblicità, alle arti grafiche, alla fotografia di moda e ai video games.

In mostra una selezione di video, fotografie e sculture, appartenenti a progetti sviluppati nell’ultimo decennio (1997-2007). Tra le opere presentate il video in 3D Last Riot (2007), con il quale gli AES+F hanno rappresentato la Russia alla 52ma Biennale di Venezia. In un mondo virtuale, giovanissimi guerrieri sono impegnati in una guerra-insurrezione senza sosta e fine a se stessa, contro l’incertezza e l’inquietudine dell’esistenza contemporanea. In questo Eden apocalittico dove il tempo è sospeso, non si distinguono fazioni o gruppi contrapposti, tutti sono protagonisti di questa rivoluzione armata dove non c’è né sangue né morte.

Last Riot 2, Action Half Life, e il ciclo The King of the Forest, Rich Boy, Suspects, rappresentano la parte fotografica dell’esposizione. The King of the Forest (2001-2003) è un ciclo di progetti costituiti da performances in tre straordinarie sedi: presso il Palazzo di Caterina a Puskin, vicino San Pietroburgo (Le Roi des Aulnes); a Il Cairo nelle vicinanze della moschea di Mohammed Alì (More than Paradise) e, infine, a Times Square a New York (King of the Forest: New York).
Bambini di diversa provenienza sociale e culturale, presi dalle agenzie di modeling delle diverse città, sono stati lasciati liberi di esprimersi di fronte alla macchina fotografica e alla telecamera. La naturalezza e allo stesso tempo l’omologazione degli atteggiamenti di fronte all’obiettivo sono il tratto comune in tutti i progetti, a testimonianza di quanto i messaggi e i modelli mediatici siano capaci di “appiattire” l’individuo sin dalla giovanissima età.

Last Riot 2 (2005-2007) ha come scenario un paradiso artificiale dove adolescenti in lotta che impugnano armi-giocattolo sono le uniche presenze che rimandano a una dimensione reale. Tutti contro tutti, in assenza di un sentimento di appartenenza che rispecchia una dimensione da post caduta delle ideologie di massa.
Action Half Life ha lo stesso titolo di un famoso video game. I paesaggi di fondo sono quelli del deserto del Sinai, i giovani protagonisti incarnano l’età dell’eroismo e dell’incoscienza e impugnano armi di distruzione senza passare all’azione.

Suspects raccoglie14 ritratti fotografici disposti casualmente di ragazze minorenni, 7 delle quali, accusate di efferati delitti, provengono dai riformatori minorili, e le altre 7 dalle scuole medie di Mosca. Una riflessione su come nei momenti di crisi della società a livello economico e sociale, l’essere umano spinga più del solito sui comportamenti aggressivi e deviati.
In mostra anche una serie di sculture: First Rider, Last Riot Sculptures, Acton Half Life Sculptures.